a ora torniamo alle opere del Borrello, che con una voracità espressiva scava volti, individuando psicologie, sguardi, attraverso uno stile che appassiona, con correlazioni strutturali dell'immagine e una laboriosa affermazione del suo sistema plastico-dinamico. Un disegno, a volte con biro, a volte con punte di metalli preziosi, che sui fogli segnati, mette a nudo uno schizzo, una traccia e un traslato di significati che nella profondità e complessità della pittura talvolta sembrano sfumare.

fig.1. "S. Agata,
via Timpe"
, 1990,
penna biro
monocroma
fig.2. Albrecht
Dürer, "Natività",
1504, incisione

Il severo appunto, che via via si aggroviglia, la variazione a penna che cerca una voluta, una matassa di fili che si intreccia, il foglietto o il cartoncino che si riempie, lo schizzo che ferma una simultaneità o anche una ruga d'espressioni, un accordo di piani e linee, una massa di scuri e chiari, pagine di scoperta che ridanno un'emozione unica, del lavoro dell' artista nel suo universo lampeggiante. Un' esercitazione classica sul vero che pare ridarci un novello Dürer (fig. 1 e 2), un Dürer del nostro fine secolo, un pittore che segna con puntigliosa economia lineare, le tacche scure, i tratteggi, le volute di colore. Sul ceppo della più nobile preistoria artistica del segno e del disegno, Borrello muove i suoi motivi stilistici, le figure femminili che rimandano alle madonne gotiche dipinte dai senesi o all' intera scultura pisana (fig. 3-6); il Cristo eseguito con un esempio magistrale di rigore e sincerità del suo segno; i profili puliti di opere che si notano anche nella serie ininterrotta di carte che descrivono i "Promessi Sposi", pure significati in incisioni di grandissima preziosità.

fig.3. Giovanni
Pisano, "Madonna
col bambino"
, 1315
fig.4. "Maternità",
1993, penna biro
monocroma
fig.5. Giotto,
"Pala di Ognissanti"
1300 ca.
fig.6. "Maternità",
1993, punta d'
argento

fig.7. Pietro Lorenzetti,
"Madonna fra i Santi"
fig.8. Simone Martini,
"Annunciazione", 1333
Persino il disporre talvolta l'immagine in ovale, richiama alla mente Pietro Lorenzetti o Simone Martini (fig. 7 e 8).

Borrello ha una cadenza umanistica nel suo lavoro, unica; una rete di segnali che sottostanno al lavoro di retificazione segnica. Egli ordina il tracciato grafico nella sfera del suo spazio, i volumi si saldano, acquistano valore nella pagina, una crescita che tiene conto sia dei blocchi plastici che della materia viva, sensibile e fragile, che suscita stupore, si ha quasi il timore di scalfire. Il nostro artista ha già scalfito con il suo magico segno la carta o altro, dandoci composizioni armoniche di preziosa sagomatura, di ritmo dell'immagine liberata senza sforzo dal proprio significato esteriore. Una rara sensibilità di segno e nitore nel fermare i volumi, con tecniche che sono rare, con lo studio attento del vero e un nobile esercizio del disegno fino all'esaltazione delle linee curve che insieme svuotano lo spazio e fanno schiudere tutta la grazia, la delicata proporzione dei corpi, la quiete e dolente bellezza che suscita incanti in sé isolati e conclusi. La vibrazione del segno, la elegante impaginazione della superficie, la plastica riassuntiva che agisce in modo onnivoro su una poesia tessuta. Come tessuti sono i fili che raccontano scene e volti, i movimenti del busto, i cenni del capo, l'impercettibile sollevarsi degli occhi. Un intervento artistico che pochi oggi in Italia toccano in modo così introspettivo da rimettere in moto i nervi e filamenti di un universo nascosto.

fig.9. "Alfa e Omega", 1990
penna biro monocroma
Resta sorprendente segnare l' uso delle tecniche che il Borrello avanza nel suo lavoro, come una volta egli disegna a "penna", anche se alla penna d' oca ha sostituito la penna biro, e al veicolo grafico della penna che era l' inchiostro nero seppia ha sostituito un inchiostro che scivola sulla punta della biro monocroma, nera o blu, più morbido, dandone una tale ombreggiatura che solletica un esame visivo. E richiamando un metodo già descritto dal Cennini e da Leonardo (1452-1519) il quale scrive nel "trattato della pittura": "i pittori per ritrarre le cose di rilievo, debbono tingere le superfici delle carte di nessuna oscurità e poi dare le ombre più oscure, ed in ultime i lumi principali in piccol luogo, i quali son quelli che in piccola distanza sono i primi che si perdono all'occhio".

Ma c' è anche per Borrello l' uso d' una delle più antiche tecniche, che è quella dell' uso della punta di metallo, per disegnare su carta.

Allora si disegnava più generalmente con la punta d'argento o di piombo, il nostro artista invece punta sull' argento, l' oro, il palladio, il platino e il titanio: nuovi materiali che danno impronta al perdurare d' un segno che scava nel foglio il naturale, suggerendo poi vitalità, movimento e modellazione interna alle figure, sì che il ritratto è la citazione più ardita dell'anima, dell' anima dipinta.

Ma dipinta non alla maniera solita, solo colorata, chè qualità forte del disegno. Le punte metalliche presentano un tratto netto e incisivo, mirabilmente accostato e intrecciato, che però nel tempo è soggetto ad ossidazione, e si volge a una colorazione cangiante. Ecco il valore del disegno, fonte prima del lavoro del Borrello, unico oggi a farsi interprete nell'uso delle tecniche antiche, d' un disegno colorato che contiene la macchia e il tratto, giacchè nasce dalla maniera, e il tratto dalla natura.

Lo stesso uso del carboncino, della matita e della sanguigna, tendono a porgere significati più espressivi, per morbidezze pittoriche e di sfumato; ma il disegno, e questo in particolare, sottoscrive la cultura senza esitazione, e nella carta riconosce gli antichi ideali.

Eccolo il campione del "nuovo realismo", campione il cui disegno insidua poesia e leggenda, fiorire e sfiorire della bellezza.


Milan, 6 February 1997
Carlo Franza